MENU

Sulle strade del Giro, con Marco Bianchino

Per un vero appassionato di ciclismo l’anno non è scandito in mesi, ma in grandi classiche e corse a tappe: Maggio, indubbiamente, è il mese del Giro d’Italia.

Prendendo d’anticipo il Giro 2018 mi reco a Mondovì, dove mi aspetta un gruppo di locals, capitanati da Marco Bianchino, ex atleta Vigor come me, per pedalare sugli ultimi km della diciottesima tappa, Abbiategrasso-Prato Nevoso.

Marco, Elena e Paolo mi svelano cosa mi aspetta

Dopo un caffè di rito partiamo alla volta della Val Corsaglia, un piccolo fuori programma rispetto al percorso del Giro, ma la vicinanza fra Mondovì e Prato Nevoso impone di allungare un po’ il tragitto per scaldare le gambe: i corridori arriveranno ai piedi della salita con già 180 km alle spalle, noi proviamo a farne almeno una cinquantina.

Chi da Mondovì prosegue per questa meta non può che fermarsi al cospetto del santuario di Vicoforte: la sua imponente cupola ellittica dalle finiture barocche, ardita opera architettonica di inizio ‘700 è unica al mondo per grandiosità ed eleganza. Impossibile non scattare una foto!

Il santuario di Vicoforte, con la sua splendida cupola con copertura in rame

Da Vicoforte all’imbocco della val Corsaglia è un piacevole alternarsi di brevi salite e veloci picchiate, pane per i denti delle ruote a medio profilo che ci fanno divertire tanto nello spingerle sulle rampe quanto nel lasciarle correre fra le semicurve dei tratti in contropendenza. I primi km volano così velocissimi portandoci a Torre Mondovì, dove una chiesetta e una graziosa fontana ci danno il benvenuto nella valle.

Oltre alla chiesa, da segnalare anche uno splendido ponte medievale.

Iniziamo a risalire il fondovalle chiacchierando, mentre il cielo si prepara lentamente a mantenere le previsioni di pioggia e la montagna lascia pian piano intravedere la sua roccia carsica, curiosa in superficie con i suoi pinnacoli e meravigliosa nel sottosuolo con le sue grotte, le cui indicazioni caratterizzano quasi ogni bivio in valle.

Dopo una brusca svolta a destra la strada aumenta lievemente la pendenza e, dopo pochi km, siamo al colle che ci ri-condurrà sul percorso del Giro.

I pinnacoli di roccia scandiscono il paesaggio

La discesa ci fa planare su Villanova Mondovì dove, mentre affrontiamo il primo tratto in salita il cielo, da azzurro come le nostre maglie diventa nero come i nostri pantaloni: incrociamo le dita. Facciamo facciamo l’ultima sosta per l’acqua a Frabosa Sottana e, proprio mentre riempiamo le borracce inizia a gocciolare. Qui salutiamo e ringraziamo Paolo, l’ultimo degli amici di Marco rimasto con noi, e ripartiamo verso la nostra vetta.

Durante la sosta a Frabosa, mentre proviamo a capire quanta pioggia prenderemo scrutando il cielo.

La strada risale la valle accanto al torrente, seguendone le pendenze con qualche strappo più severo quando si arriva al tratto in cui la valle si fa più stretta, sotto a dei paravalanghe. Si passa dal 6 al 14% sul tratto più impegnativo, ma l’impressione è che i professionisti la spianeranno e, se qualcuno si farà male, sarà probabilmente arrivato alla salita “già ferito”. È su questo tratto che ci raggiunge un altro ciclista, che Marco riconosce al volo: è Paolo Viberti, per tanti anni firma di Tuttosport per il ciclismo. Noi siamo qui per provare la salita, lui per inaugurare la nuova cartellonistica che orna i 15 tornanti, ciascuno dedicato a un grande campione: da lì a un’ora inizierà la cerimonia.

Mentre la valle si stringe la pendenza aumenta

Fra le domande di rito Paolo ci racconta delle sue esperienze da giornalista al seguito delle grandi corse e di quella cavalcata trionfale di Nibali sugli Champs-Elysées, di qualche anno fa, che tutti noi italiani ricorderemo. Marco replica raccontandoci una storia meno celebre, ma altrettanto epica: la sua. Due anni fa la diagnosi di un tumore al polmone, inoperabile, con estensione alle ossa, e il divieto dei medici di proseguire con la sua passione per la bicicletta. Ma rinunciare alla bicicletta vuol dire perdere una libertà che, nella sua semplicità, è straordinaria. Marco ha così deciso, in contrasto a ogni indicazione, di tenersi questa libertà, allenandosi per il secondo anno di fila per portare a termine il percorso della Fausto Coppi Officine Mattio, rigorosamente quello lungo, e, anche oggi, sta pedalando con questo obiettivo in testa.

Il lungo della Fausto Coppi, obiettivo di Marco

Passa qualche km e, superati i paravalanghe e due tornanti, la strada svolta a sinistra, lasciando la riva del torrente per inerpicarsi sul costone della montagna attraverso 13 tornanti. Davanti al cartello che illustra gli ultimi km della salita salutiamo Paolo, che deve ritornare a Frabosa, e iniziamo il primo rettilineo a caccia del primo tornante, il più lungo. Il ritmo è scandito dai cartelli con il numero dei tornanti, un conto alla rovescia che ci fa arrivare fino al primo prato ancora innevato e, nomen omen, al cartello “Prato Nevoso” che ci introduce all’ampio piazzale della località sciistica.

Marco prossimo al cartello Prato Nevoso, lambito dalle ultime nevi

L’arrivo è oltre l’inizio dell’abitato, in cima all’ultimo tornante che già si affaccia sulla retrostante Val Corsaglia, il cui imbocco abbiamo risalito a inizio giornata. Foto di rito in cima…

Dietro di noi l’alta val Corsaglia

…e iniziamo la discesa, ma abbiamo giusto il tempo di arrivare al primo piazzale e l’abbondanza di precipitazioni, che è la ricchezza dell’inverno di Prato Nevoso, si manifesta nella sua forma primaverile con un nubifragio spietato. Per fortuna chi ha progettato gli arditi edifici di Prato ha mantenuto la tradizione tipicamente piemontese dei portici, che ci accolgono ancora asciutti fra le loro arcate.

Le lunghe arcate dei portici di Prato ci salvano dal diluvio

Il nostro giro finisce qui, davanti a un maxi toast mentre guardiamo la strada che pian piano si trasforma in ruscello e con Marco ci diamo appuntamento all’8 luglio, per la Fausto Coppi!

Dal bar osserviamo il diluvio